Intervista ad Alessandro Nisivoccia, uomo di teatro

di Mario Avagliano
 
 
Il teatro a Salerno ha un nome e cognome: Alessandro Nisivoccia. Alla scuola del Teatro San Genesio, gestito da Nisivoccia e dalla moglie Regina Senatore, si sono formati tutti i personaggi di spettacolo salernitani di fama nazionale, da Teresa De Sio a Benedetta Buccellato, da Nuccio Siano a Martino D’Amico, da Jari Gugliucci a Beatrice Fazi. Cinquantasei anni di carriera, oltre 150 lavori teatrali portati in scena, per un totale di quasi 4.000 repliche, il settanduenne Nisivoccia continua a fare teatro e ad insegnare ai giovani con la passione e la determinazione di sempre. Anche se confessa di essere un po’ deluso dalla Salerno di oggi: “E’ una città incredibilmente provinciale, dove la gente è distratta dalla movida, dalle partite di calcio e dalle discoteche, e presta poca attenzione alla cultura…”. 
 
Lei non è salernitano di nascita.
No, sono nato a Udine. Mio padre era ufficiale di Cavalleria. La mia infanzia l’ho trascorsa a Grosseto, mangiando pane e cinema. Mi recavo nelle sale cinematografiche anche due volte al giorno e quando tornavo a casa, “recitavo” il film ai miei fratelli, mimando le scene e i gesti degli attori. Finché nel 1950 non ci siamo trasferiti prima a Cava de’ Tirreni e poi a Salerno.
Come ricorda il primo impatto con Cava e Salerno?
Io allora avevo 17 anni e la cosa che mi colpì di più fu il dialetto. Ricordo che quando la gente parlava, all’inizio non capivo nulla, anche se ero affascinato da quella strana lingua musicale. Le difficoltà di ambientamento costituirono per me una spinta formidabile a studiare il napoletano e ad impararlo.
Lei iniziò a recitare proprio a Cava.
Sì, un amico del ginnasio mi chiese se volevo recitare per una compagnia di sceneggiate e io accettai. Ho ancora conservata la locandina dello spettacolo: s’intitolava “Destino”. E’ stato il mio debutto. Forse anche per questo Cava mi è rimasta nel cuore. Lì ho cominciato a fare teatro. Lì ho avuto la mia prima storia d’amore. E poi ho sempre trovato Cava una cittadina civile, una sorta di piccola Svizzera. Alcuni dei miei migliori amici sono cavesi, dall’avvocato Vittorio Del Vecchio a Gigi Della Monica, ex presidente del Club Universitario.
Due anni dopo si trasferì con la sua famiglia a Salerno.
A Salerno frequentai i tre anni del liceo classico al “Tasso”. Intanto coltivavo la mia passione per il teatro, recitando prima nel Gruppo teatrale “Maria Melato” di Tina Trapassi, poi nel Gruppo Postelegrafonico con Franco Angrisano, e infine con Mario Maysse nel Gruppo Città di Salerno, dove rimasi fino alla metà degli anni Sessanta.
Fu nella compagnia teatrale della Trapassi che conobbe Regina Senatore…
Era il 1952. Lei aveva 13 anni e mi colpì subito per l’innata simpatia e anche perché era una ballerina eccezionale. Mi “fregò” con il ballo… Ricordo ancora il momento della dichiarazione. Eravamo a Cava, nel Giardino degli Aranci, sul corso, e il quintetto Vargo cantava ‘Na voce ‘na chitarra e ‘o poco ‘e luna. Le dissi: “Se mi stringi la mano, sarà la nostra canzone”. Mi sentii una stretta di mano vigorosa… Ed eccoci qua. Regina allora era agli inizi della sua carriera teatrale e incontrava qualche difficoltà, anche perché aveva solo la licenza elementare. Io sono stato un po’ il suo “pigmalione”, come lei mi chiamava. Le ho insegnato i rudimenti della tecnica di recitazione e ad utilizzare bene la voce, non l’anima, perché quella ce l’aveva già!
E’ vero che lei, invece che uomo di teatro, stava per diventare un medico?
Quando m’iscrissi all’università, mio padre voleva che optassi per la facoltà di Medicina. Scelsi invece la facoltà di Lingue. Dopo la laurea, ho insegnato inglese nelle scuole per diciotto anni.
Ha avuto qualche maestro di teatro?
Ci sono due persone che sento di dover ringraziare: l’ingegner Renato De Crescenzo e l’attore Augusto Di Giovanni. Io e Regina conoscemmo De Crescenzo in occasione del nostro primo lavoro da protagonisti, “Addio giovinezza”, per la regia del generale Pallotta. Vide lo spettacolo, ci volle conoscere e ci invitò a casa sua, dove la sera ci spiegava l’impostazione della Medea e le tecniche della tragedia. Quanto a Di Giovanni, era un attore bravissimo, aveva recitato con Totò e con importanti registi teatrali. Lo conobbi al Teatro Verdi, e ci prese a benvolere. Fu con noi prodigo di preziosi suggerimenti. In seguito partecipò spesso alle nostre leve teatrali, in qualità di selezionatore.
Nel 1964 lei e Regina fondaste insieme il Teatro Popolare Salernitano.
Volevamo avere una compagnia teatrale nostra. La prima sede fu in via Pio XI e si chiamava “Il Sipario”, un nome scelto dall’amico giornalista Nino Petrone. Poi nel ’71 traslocammo nel centro storico, nella sede attuale, sempre con il nome “Il Sipario”. Nel ’78 ci fu una scissione nel gruppo e cambiai la denominazione del teatro in “San Genesio”, il santo protettore degli attori. Sono ormai quasi trent’anni che ci protegge…
Lei ha recitato con due grandi protagonisti del teatro italiano e mondiale: Eduardo De Filippo e Vittorio Gassman. Come li ricorda?
De Filippo e Gassman erano l’uno l’opposto dell’altro. L’incontro con Eduardo risale al 1969. Recitai con lui in Sabato, domenica e lunedì, al Teatro Eliseo di Roma, nella parte del dottore. Regina invece interpretava la zia Memè, la coprotagonista dello spettacolo assieme a Pupella Maggio. Eduardo viveva su un altro pianeta rispetto a noi. Era un uomo chiuso. Mai fatto quattro chiacchiere con lui, mai parlato - che so - di cinema, di sport, di fatti di cronaca…
Invece Gassman?
Era molto diverso da Eduardo. In lui c’era una forte dicotomia tra l’attore e l’uomo. Durante le prove e sulla scena ti trattava in modo assai professionale, non si permetteva mai scherzi e battute. Un professionista come lui non l’ho mai più incontrato. Una volta usciti dal teatro, invece, diventava un altro, era umano, affettuoso, simpatico. Durante la tournée spesso giocava a calcio con mio figlio Roberto, che era stato anche lui scritturato nella compagnia, e si prendevano scherzosamente a male parole.
Come conobbe Gassman?
E’ una storia lunga, che nasce da uno scambio epistolare. Cominciai a scrivergli nel 1962, dopo aver visto il film Il Sorpasso di Dino Risi. La prima volta mi rispose la madre, poi ogni tanto prese a rispondermi anche lui. A distanza di vent’anni, Gassman venne a Napoli a fare dei provini per la sua Bottega e per l’Otello. Quando sentì il mio nome, Nisivoccia Alessandro, si ricordò subito della nostra corrispondenza. Poi, quando io e Regina andammo in scena per il provino, ci disse: “Voi potete venire alla Bottega, ma ad insegnare, non ad imparare”. Ricordo ancora che quando Regina interpretò un pezzo di Filumena Maturano, gli venne una lacrima agli occhi.
E cominciò così uno dei periodi più belli della sua carriera teatrale.
Nel 1981 fui scritturato per l’Otello e l’anno dopo per Macbeth, insieme a Regina e a mio figlio Roberto: una famiglia di attori. Si occuparono di noi anche i giornali nazionali, dal settimanale Gente al quotidiano Il Giorno. Girammo tutta l’Italia insieme a Gassman. Furono due anni straordinari e io decisi definitivamente di dedicare tutta la mia vita al teatro, lasciando l’insegnamento.
In tanti anni di carriera teatrale, quali sono gli allestimenti di cui va più fiero?
Il berretto a sonagli di Pirandello e L’Otello, che poi interpretai anche da solo, nel 1991.
Uno dei principali vanti del Teatro Popolare Salernitano è la leva teatrale. Tutti o quasi tutti i salernitani che ora fanno spettacolo a livello nazionale hanno frequentato la vostra scuola.
E’ vero, e ne siamo orgogliosi. A noi piace insegnare ai giovani. Devo però confessare che è nato tutto per caso, dalla necessità ogni anno di rinnovare il cast, di trovare nuovi attori per gli allestimenti teatrali. Poi però ci abbiamo preso gusto…
Quali sono gli attori di maggiore talento che hanno frequentato la vostra scuola?
Sono tanti, ma credo che il più talentuoso sia Nuccio Siano, che ora è regista e attore apprezzato dalla critica e dal pubblico di tutt’Italia. Altri due grandi talenti sono i due cavesi Peppe Bisogno e Martino D’Amico. Anche Teresa De Sio era un’attrice straordinaria. Anzi, io penso che se è vero che è un’ottima cantante, avrebbe avuto ancora più successo come attrice. Ricordo che ne La lupa di Verga al Festival di Pesaro fece faville. Alfonso Andria la mise nel cast di Napoli ca se ne và e fu eccezionale. La notò da noi una regista polacca e la portò a Roma a recitare Brecht. Poi però incontrò Eugenio Bennato e si dedicò alla musica.   
Com’è Alessandro Nisivoccia nella vita di tutti i giorni?
E’ un uomo mite, non scontroso né vendicativo, che ama leggere e lavorare.
Che sta preparando in questo periodo?
Ora è in programmazione un lavoro di mia figlia Anna, Le invasioni abbonate, un grande successo. Poi voglio portare in scena per la quarta volta l’Oreste di Alfieri. Ho alcuni bravi giovani attori. Andremo in tournée a partire da maggio, nei teatri all’aperto in Sicilia, in Puglia, in Campania.  
Come vede la Salerno di oggi?
La vedo triste. E’ una città incredibilmente provinciale, tanto che invito i miei figli ad andarsene. Certo, rispetto al passato è più grande, più bella, più ariosa, ma la gente non pensa alla cultura, è distratta da altre cose, dalla movida, dalle partite di calcio, dalle discoteche. E’ il regno delle vanità e delle superficialità. Pensi che all’ultima leva teatrale si sono presentati 210 giovani. Dopo dieci giorni, erano appena 50…
 
(La Città di Salerno, 22 gennaio 2006)
 
 
Carta d’identità 
 
Alessandro Nisivoccia è nato a Udine il 16 giugno 1933.
Si è diplomato al Liceo classico “Tasso” ed è laureato in Lingue.
Sposato con Regina Senatore, ha due figli, entrambi attori, Anna e Roberto.
Hobby: lettura e cinema
Libro preferito: Paradosso sull’attore di Diderot
Film preferito: Il Sorpasso, C’eravamo tanto amati e Tolgo il disturbo (tutti e tre con Vittorio Gassman)
 
La carriera
Debutta a Cava de’ Tirreni nel marzo del 1950 in una Compagnia di sceneggiate con Roberto Buhne.
Fino al 1964 fa parte prima del Gruppo Maria Melato di Tina Trapassi, poi del Gruppo Postelegrafonico con Franco Angrisano, poi con Mario Maysse nel Gruppo Città di Salerno realizzando e interpretando molti lavori tra cui “La Nemica” di Niccodemi, “Il Berretto a Sonagli” di Pirandello e “I coccodrilli” di Guido Rocca.
Partecipa per la prima volta al Festival Nazionale di Pesaro nel 1958.
Recita a Recanati “A Silvia” in occasione delle Celebrazioni Leopardiane.
Dal 1964 ha il suo Gruppo, Il Teatro Popolare Salernitano, che ha realizzato oltre duemilasettecento repliche.
Ha partecipato con la sua Compagnia al Festival Nazionale di Pesaro per oltre venti anni; al Festival di Macerata, al Gala Comico di Mantova, alle Rassegne di Bolzano, Laives, Verona, Agrigento (celebrazioni Pirandelliane), Catona, Cava dei Tirreni, Grosseto e Alberga; all’estero in Germania, Francia e Svizzera.
Nel 1971 apre il Teatro Il Sipario (dal 1978 San Genesio) nel Centro Storico di Salerno.
Nel 1969 recita con Eduardo De Filippo, nel 1980 con Mariano Rigillo, nel 1982 e 1983 con Vittorio Gassman in “Otello” e “Macbeth”.
Oggi recita al Teatro San Genesio, dove ha pure una scuola di Teatro. 
 

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