Quando la Resistenza era donna
Fabio Montella, con Donne invisibili. La Resistenza femminile nella Bassa modenese (Bibliotheka, 2026), compie un’operazione storiografica di grande rilievo civile oltre che scientifico: restituisce voce, nomi, biografie e dignità storica a centinaia di donne che hanno rappresentato una componente decisiva della Resistenza italiana in un territorio preciso e ben delimitato — la Bassa modenese — ma che per troppo tempo sono rimaste ai margini della narrazione pubblica.
Ed è proprio questa dimensione locale uno dei punti di forza del volume. Montella non pretende di raccontare “la” Resistenza femminile italiana nel suo insieme, ma sceglie consapevolmente il terreno della microstoria: i comuni della pianura modenese, le reti familiari, i paesi, le case coloniche, le relazioni sociali e politiche che alimentarono l’opposizione al nazifascismo. Una scelta metodologica efficace, perché attraverso un’analisi rigorosamente territoriale riesce a illuminare dinamiche più ampie della guerra di Liberazione e del protagonismo femminile.
Il libro si colloca dentro uno dei filoni più fecondi e innovativi della storiografia contemporanea sulla Resistenza: quello inaugurato, tra le prime, da Anna Bravo, che ha avuto il merito di spostare lo sguardo dalla sola dimensione militare della lotta partigiana alla più ampia esperienza della “Resistenza civile”. Non più soltanto le armi, le brigate e gli scontri armati, ma anche le reti di solidarietà, il soccorso agli ebrei perseguitati, l’assistenza ai renitenti, il sostegno logistico ai partigiani, il ruolo quotidiano e spesso silenzioso delle donne.
Montella mostra con efficacia quanto quella definita per decenni “Resistenza minore” fosse in realtà una struttura portante della lotta di Liberazione. E lo fa attraverso una ricerca rigorosa, fondata su archivi, testimonianze, carte giudiziarie, documenti del Ricompart e memorie familiari, che restituiscono profondità umana e storica alle protagoniste del volume.
La forza del libro sta proprio qui: nel dimostrare che senza le donne — contadine, operaie, maestre, staffette, madri, ragazze spesso giovanissime — la Resistenza non avrebbe potuto esistere nella forma concreta che assunse tra il 1943 e il 1945. Montella insiste giustamente sul carattere non ancillare del loro contributo, contestando una lettura tradizionale che confinava l’universo femminile in una funzione subordinata rispetto al combattente maschio.
È un terreno di ricerca che conosco bene e che ho cercato anch’io di sviluppare nei miei libri Generazione ribelle e Voto alle donne!, pubblicati da Einaudi, nei quali ho approfondito il nesso tra guerra, Resistenza, partecipazione femminile ed emancipazione democratica. Perché il protagonismo delle donne durante il conflitto non fu soltanto una parentesi emergenziale: rappresentò uno dei passaggi decisivi verso la conquista della cittadinanza piena e del suffragio universale.
Il volume di Montella conferma dunque quanto la storia delle donne nella Resistenza non sia un capitolo laterale, ma uno snodo fondamentale per comprendere la nascita dell’Italia democratica. Le sue oltre quattrocento pagine raccontano non soltanto il coraggio individuale, ma anche la trasformazione profonda di una società: donne cresciute dentro il modello patriarcale del fascismo che, attraverso l’esperienza della guerra e della clandestinità, conquistarono spazi inediti di autonomia e consapevolezza.
C’è infine un valore pubblico del libro che merita di essere sottolineato. In un tempo in cui la memoria della Resistenza rischia spesso di ridursi a rituale o slogan, Donne invisibili restituisce complessità, carne e verità storica a quella stagione. Ricorda che la libertà italiana nacque anche nelle cucine contadine, nelle biciclette delle staffette, nelle case che nascosero ebrei e disertori, nei gesti quotidiani di donne rimaste troppo a lungo senza volto nella memoria nazionale.
Ed è forse proprio questo il merito maggiore del lavoro di Fabio Montella: avere trasformato le “inermi” della storia in protagoniste consapevoli del racconto democratico italiano.